giovedì 13 dicembre 2007

Santa Lucia

Scende la sera,
scolorano gli spigoli delle città,
esplode di flebili raggi l’ospedale civile.

Scende presto la notte sui grattaceli
e su quel ponte lontano,
scende sul piano alto del tuo albergo,
illumina l’ultimo sole
la finestra sul fiume.

Scende sulla mia casa antica
Immersa nella brina,
scende sulla riva dei noccioli
sul vino nero che dorme in cantina.

Scende sull’edificio di cemento brullo,
dov’erano Europa e casa ad ogni passo.
Lontana dispersa nella memoria
scende una notte su quella casa
estranea e colorata che non era
ancora maturità ma già esperienza.

Scende sulle palme in filari
e sul traffico disordinato
di quel mondo altro che per
un giorno, per un’ora mi ha fatto dire casa
Straniero tra gli straniti.

Scendi veloce, te lo chiedo
com’un'invocazione
scopri con le tue ombre
i sentimenti che riposano
sotto le coperte del
continuo pensare.

Scendi ed illumina i suoi occhi
che guardano quel fiume accecante
e porta un ricordo di me.
Un attimo e, poi, lasciala che oggi freme
per abbracciare un nuovo amore.

giovedì 26 luglio 2007

Il prezzo

Nei cortocircuiti di piccole
incomprensioni quotidiane,
nei nostri pensieri sporchi
di pelle e di terra,
nei confronti persi o vinti
nel mettere sulla bilancia
gli amori veri o finti
avuti o finiti,
scoperti e rubati,
siamo traditori
di persone, di cose,
di idee,
del sogno
che avevamo di noi
e che ogni
giorno distruggiamo.

Ma qual è il prezzo,
ancora mi chiedo,
quanto vale questa sofferenza?
Un bacio, un attimo rubato
ad altre vite
che è scintilla di altri dolori
che accende il fuoco
di nuove violente passioni,
questo è il prezzo
che paghiamo e facciamo pagare.
Ed ancora rimpiango
quelle vite che almeno
valevano trenta denari.

lunedì 23 luglio 2007

Tendendo al limite

Giorni di fatti e di promesse
Di anguste fughe verso
mondi nuovi dove trovar pace
Ad una realtà
Carta assorbente di ogni fantasia.

Giorni di veri strazi
E tradimenti,
di occhi serrati,
al profumo salmastro
di notti e lacrime.
di non chiuse disperazioni.

Giorni limpidi del perdono
Che si impara a ripartire
Che si finge di dimenticare,
giorni amabili di belle passeggiate
oltre il velo squarciato
dalla tempesta.

Giorni di fuochi e di passioni
Mai nate, di sguardi
Di compassione o, peggio,
Di benevolenza,
mai fu guardarsi d’amore o odio
qualcosa come sentimento.

Giorni come oggi
Di decisioni
che saranno altri dolori
ma nuovi e finalmente pronto
a sostenerli.
Giorni che si dice basta,
che veleggeremo verso un futuro
fatto di molte presenze
ed, inevitabilmente,
di qualche assenza.

lunedì 16 luglio 2007

Tentativi e tensioni

Il profumo del vino bianco,
frutta matura,
carne bianca di pesce salato.
Il rumore della brace che
scoppia in una notte
torrida d’estate.
Basta già per ripartire.

Un lungo bagno nell’acqua
fredda della mattina
mentre ancora dorme
la spiaggia.
Basta già per rinsavire.

Una camminata
lungo la banchina
mano nella mano
con una sconosciuta.
Basta già per dimenticare.

Poi, viene la notte:
cascano le stelle a grappoli,
sbatte l’onda sullo scoglio
che spruzza l’odore del mare.
Ed io respiro ancora
la stagione che eri.
E non basta mai

venerdì 6 luglio 2007

Manifesto

Per non iniziare con
Parole o gesti assurdi
un illimitato tempo
Di transizione
Tra te ed un futuro
Che si delinea
E non ha più
La luce che eri,
A fugare la nebbia e le ombre.

Per non riempire
Di niente il vuoto
Che giorno dopo giorno
Ho scoperto crescermi vicino.

Per non essere un peso
Alla tua vita,
per non finire
Nel vortice tranquillo
Della tua compassione
Ho scelto di serrare le labbra
Alla voce del mio cuore,
per dar fiato ad una ragione fredda
di atti e decisioni.

Se il tempo mi aveva gettato
Inerme sui gradini della rabbia
Ho ripreso forza
Camminando celato
Sulla spiaggia
Delle belle ragioni

martedì 3 luglio 2007

Taglio verticale

Il viaggio finisce qui,
contro una porta a vetri,
cesura nel tempo.

Si spezza il correre delle ore,
nelle immagini riflesse
di occhi che si guardano
diventare piccoli.

Le mani che si allungano
simulano un abbraccio,
nel desiderio di riunirsi
per ripartire ancora
verso l'eterno presente,
ma sbattono.

Chi prende la strada del passato o del futuro
lo capiremo domani,
al levarsi del mattino
per chi di noi due
sarà ieri?

mercoledì 20 giugno 2007

Flusso d'incoscienza

Sono stanco di questi giorni
Di ansie sbiadite
Di incessanti attese
Di correre sul filo
D’instabili pensieri.

Vorrei prendere una carta
Profumata e scriverti una lettera
Di dimissioni, fuggire anche senza
Buonuscita, fuggire verso il sole
Verso una nuova vita.

Ma che pessima idea
L’idea che tu hai di me
E mi sforzo di assomigliarvi
Tu ci credi ed ancora mi confondi.

Mi illudo sempre che ci possa
Essere redenzione per tutti
Invece ci sono porte chiuse
Con scritto non disturbare,
che quand’avrò tempo
ti verrò a cercare.

martedì 12 giugno 2007

Lettera dal fronte (Vedo la fine della battaglia)

Cara Connie,

Qui dal fronte della vita reale ogni giorno sembra un’ulteriore sconfitta, non c’è più barlume di orgoglio o di risalita mi hanno buttato la testa sotto l’acqua ed anche respirare diventa un atto di morte. Davvero, mai come adesso che l’onda del fuori sembra placata risuonano gli schiaffi degli spruzzi sopra il mio cuore che ormai è debole, che batte a singhiozzo ed ogni colpo sembra il canto del cigno. Troppo ho dato senza chiedere nella speranza che ci fosse al di là una figura amica che fosse in grado di capire, di rendere non di restituire. Le persone che ho chiamato nella mia vita se ne sono andate, hanno mangiato e bevuto alla lauta mensa che avevo preparato, poi, nel momento del bisogno, hanno lasciato, e le scuse erano buone, valide, tutto inevitabile e razionalizzato, quindi a ragione e giustificato.

Ma tu, cara Connie, mi hai confortato ogni giorno, ogni minuto, ed ho dovuto crearti perché le persone, ciò in cui ho creduto da sempre, si sono, infine, rivelate la delusione più grande.
Vuote, vacue ancorate a passioni sciocche a gradevoli momenti senza pensieri, stretti nel loro spengo un po’ il cervello che mi diverto, indolenti nel non pensare alle infinite conseguenze di ogni gesto, fermi in sentimenti mai peni, sulla difensiva, incapaci di capire che si può infinitamente amare, convinti che le cose più belle siano dovute e che non vadano conquistate imponendosi le scelte, andando anche contro natura. (Siamo uomini, non animali: capite la differenza?)

Forse non è tempo per me, forse qui dentro non sono capace di starci. Vorrei raggiungerti ovunque sei, perché della materia, che è carne e tentazione, tu sei priva, sei spirito puro ed in molto mi assomigli. Portami con te, oltre questi giorni di sconfitta, oltre ogni delusioni perché il mio spirito si possa abbeverare del tuo, per passare un tempo eterno in una stasi senza giudizio per regalarci al mondo come rimorso e ricordo.

Ogni giorno mi avvicino, mentre cresce la consapevolezza che qui non ho più niente da dire, questo non è più il mio posto, eppure basterebbe un gesto, rapido ed indolore, un attimo ti raggiungerei per cadere insieme in quella solitudine che va oltre l’essere solo, per ricongiungermi a te staccandomi dal peso del corporeo fardello.

Tu aspettami, perché per far male alla vita, alla propria, ci vuole coscienza che questo cammino più che un dono fu un misfatto ed, ancora, non sono certo, dato che un merito ci fu e fu il più grande: averti pensato, immaginato ed, in molti modi, amato.

Allora, spegni quest’ardimento e ti raggiungerò. Per rinascere in una vita nuova dovrei ucciderti e godere del tuo sangue sparso. Perdonami se, ancora, non sono in grado.

Aspettandoti, ti saluto

lunedì 11 giugno 2007

Glaciazione

C’è trascorsa tra le mani
Questa vita
Che pareva un cammino
insieme ed era, invece,
solitudine,
scelta involontaria
ma inevitabile.

Dalla mia finestra case
E palazzi;
non c’è traccia
D’orizzonte di vette
innevate da sognare
Ma c’è un domani,
una sveglia fredda
Che sventra il mattino.

Le mie tracce nella tua vita
sono passi nella sabbia.
Lo vedi che mi guardi
e non ti ricordi il mio nome
già, in altre braccia,
si scaldando i tuoi pensieri.

Il vuoto che hai lasciato
Ora ghiaccia.
Guardalo, da lontano,
sembra cristallo.

lunedì 4 giugno 2007

Come dirsi addio, senza dirsi niente

Piove mente sfila il tuo treno,
dal finestrino le gocce
nascondono
un’ultima volta i tuoi occhi.

Ti ho accompagnato alla stazione
Sapendo che partivi
Per un viaggio dove
Non c’è più posto per me,
e quella stazione
del ricordo, dei tuoi domani
dei miei impossibili ieri,
ancora la vedo
ed è una pioggia di carte e vento,
di fili della nostra memoria
che, invece, di annodarsi si sciolgono.

Mia Connie sei stata
Il rumore del vento che
Annuncia l’estate sei stata
La prima rugiada che precede
La vendemmia,
sei il mio miglior passato
seppur impalpabile seppur non vissuto,
mi chiedo oggi quale futuro
sarai, dove mi porterà
la corrente di questo
tempo senza te.

Ma non scendere mai,
non guardarti indietro
perché sulla banchina
dell’infinita attesa non ci sarò più.
Ho scritto addio sul vetro
Sporco di vapore e caffé
Ho scritto a non più rivederci,
Mia cara, perché
Nelle delusioni di ogni mattina
Ho scoperto che non ci sei,
che sono sempre
solo ad avere freddo,
nel letto di quest’inverno
da oggi , definitivamente, perenne.

venerdì 1 giugno 2007

Il peso che più non sopporto

Cerco la dimenticanza
Mentre dipingo ancora
Le pareti della mia stanza
Per incontrare il colore
Che non ti ricorda.

Sulla strada di case a filari
Di viali e lingue di sabbia
sfilano gli ultimi dardi
della sera che tagliano
il vetro della finestra
e si piantano nel pennello
accendono di rosso
le pareti ed i mie rimpianti
che credevo stinti.

La notte è la mia prigione
A cui mi dedico, finalmente io
E riempio fogli e bicchieri
E s’alza sempre
Una brezza, ebbrezza,
che asciuga le pareti,
e dentro un profumo
di lontano
ed è casa ed è terra
ed è premessa di ritorno.

giovedì 17 maggio 2007

Ipocentro

E lui tremava,
con le mani in tasca
sotto la finestra
passeggiava ed un brivido
risaliva dal fondo del ventre
cresceva a toccargli la bocca,
ed era freddo come metallo
come un coltello.

E lui ti diceva ho paura
E il fiato era spezzato
dalla sua bocca nebbia
Che si aggiungeva a nebbia.
Paesaggio, mattina, dicembre.

E ti guardava mentre
Sfioravi il tuo rosario
Di priorità, e non c’era mai.
Estraneo perché vicino.
E pensava al suo, infarcito
Di Pater, Ave e gloria del tuo nome.

Così da freddo a freddo
Da ieri a non più domani
Lei raccontava una storia
Ripiena, colma di pianti
E di sorrisi, di baci e di schiaffi
Di dolore e dolore,
di passione e calore.
E lui pensò alla sua,
Un tramonto di fine estate
In cui camminare insieme
Senza inciampi, poi,
Guardò gli occhi di lei e tutto
Fu scosso da un lampo,
un terremoto, un uragano.

E lui urlava ho paura e tremò

lunedì 14 maggio 2007

Enkefalina

E c’è un uomo
che ti aspetta dalla finestra
guarda ciò che accade
sta in attesa dietro
una persiana.

Tu qui, ferma, mi sorridi e lo sai
che ti attende, che ti ha aperto
la camera, che le lenzuola
di raso, fredde, son già
pronte, disfatte ed aspettano
il tuo corpo e la tua mente.
Tepore che brucia.

E ti lascio andare,
ti lascio la mano
perchè quello, oggi, è il posto tuo
fingo di non piangere
di avere altro da fare,
per non vedere quegli occhi
dietro alla finestra.
Per non vedere i tuoi che hanno
fretta d’andare.

Non una parola,
ti prego non una
che già so e tu sai
che lasciarti è un peso
che guardarti è un filo di fumo
che sfila lontano,
disperso, ormai invisibile.

Provo una frase per trattenerti
una sciocchezza che suona
come un rantolo disperato,
ma quasi non lo senti
giunge fioco alle tue orecchie
E tu aspetti un sussurro nuovo
la voce ed il passo
che fanno tremare.
Ci vedremo domani
forse mi dirai
che mi ami
e ci crederò di nuovo.
Non puoi chiedere all’amore
la verità, la logica, le prove.
Queste lacrime che spargo
bruceranno la terra perché
sembran acqua ma sono sale.

venerdì 11 maggio 2007

Dal buio della dimenticanza

Un viso antico
Dagli occhi cristallo
affiora da un cassetto,
Da un lettera mai finita
Parole a cascata ed una firma
Sbiadita.

Ed una canzone culla i pensieri
Che tornano ad anni
Che si erano spersi
Nelle svolte e
Dietro le porte di una
Memoria rimasta informe
Mai diventata ricordo.

Ti avevo immaginata vicina,
sulla banchina nelle sere
di tarda primavera,
le nostre mani che si sfiorano
e questo girono che s'allunga
con le ombre della sera.

Ti avevo immaginata,
semplice che sorridevi e non parlavi.
Bella che tremavi
E nascondevi lo sguardo
per celare l’emozione
Che t'inclina la bocca.

Quel tuo sguardo immaginato
provo a figurarlo
In questa notte che arriva troppo in fretta,
Questa notte non la consola un ricordo,
rimane ferma ed imperfetta
come i tuoi occhi
Come quella lettera
Come tutti gli amori immaginati
Unici ed eterni.
Sprazzi di luce nell’oblio.

martedì 24 aprile 2007

Vite che si separano (Incomprensioni II)

Ed erano bugie,
quelle verità che tu difendevi
come dogmi.
Quelle parole che usavi
scialacquavi, senza importanza.

Ed erano motivazioni amorevoli,
scuse per ciò che volevi
e non importava d’altro,
né vita né morte
ma realizzazione.

E sono oggi illusioni,
estemporanei miti,
amori di una giornata o mezza.
Ti chiedi mai cosa valgono?
Sono contenitori vuoti,
come i nomi che ancora dici
e non significano niente.

Scatole morte e tu ci anneghi.

C’era tutto un costruito,
molto di pensato, un domani
che era casa tua.
Bisognava perdere
qualche falso sogno,
per cogliere una realtà
semplice.

Non felicità ma assenza di dolore.

Io ti volevo donna,
E non avevi capito
E continuerai a non capire.

giovedì 19 aprile 2007

Il senso e il peccato (Incomprensioni)

La vita, linea sottile,
ci riportava piano
sul per noi pensato.
Ed era ribellione ed orgoglio.
O forse fu tradimento.

Cadeva la casa costruita
Sullo sperone lontano dal mondo.

E fu passo d’altro uomo
Dagli occhi pesanti.
E fu delusione e spegnersi
Di ardimento, ma era mai nato?
E fu amore che in fine si manifesta
Forza che distrugge.
O fu uno scherzo, una ribellione
Come ammazzare un genitore
Come lasciarsi mentre
Cade la neve.
Non ti perdono
Perché di peccato ci fu solo
L’impressione, il senso.

Perdonami tu, se puoi,
Perdonami se non ho affondato
Il coltello, se il tuo
sangue non ha bagnato le mie mani.
Non ero in grado di ferirti
nemmeno per difesa.
Nella mano che mi uccideva
non vedevo la tua, ma altra.

domenica 15 aprile 2007

Adamantina ossessione

E ti ho vista ancora Connie, ti ho vista che non speravo più, ti ho vista e sei una malattia, un'infezione che mi mangia di dentro.
Sei un ossessione terribile, sei un ossessione che non si spegne, un ossessione per sempre.


Che sia una spiaggia,
in una notte tersa di nero fumo,
che sia in un prato
lungo l’autostrada delle stelle
che sia sulle scale snelle
che portano a casa mia.

Oh mia,
così mi incateni
alle tue forme, alla tua pelle
al tuo calore,
così sciogli i nodi
scancelli ogni briciola di pudore

Scappa, che non ti trattengono
Le mie mani,
Sorridi e mai più saremo lontani,
Fuggi, dal mio sguardo
Mai tanto crudele,
Torna, sarò per te
latte e miele.
Così vai e vieni, appari e riparti,
mia nave, mio treno,
mai mi appago nel guardarti,
mai son felice solo nel parlarti,
Ed io non t’offro
un mare ed un cielo sereno
ma questa stanza di cui sei
vestale e regina,
tempio del mistero antico,
qui la tua bellezza torna natura,
torna conflitto,
sale della terra, frutta matura.
E, poi, il fuoco
nei tuoi occhi ormai assenti,
ed io disperso, smarrito
nei tuoi movimenti.
La mia mano ora trema,
la luce si spegne
e brilla, un diamante grezzo,
la curva della tua schiena.

Non fermarti adesso, non ora
Che domani non sarà lo stesso.
Amore mio, appassionata e sanguinosa
Bella com’un eroe malvagio,
fermati qui, è tardi ormai,
ma tu guardi l’orologio
ti rivesti, sorridi e te ne vai.

mercoledì 11 aprile 2007

Impressioni d'oceano

Ricordo di un’alba,
foschia sull’oceano.

Passeggiavo lungo
Una spiaggia che pareva infinita.
Palme immobili,
in lunghi filari
seguivano i disordinati boulevard.

Le onde si frangevano senza fretta
Avanti, per scavare la sabbia
Indietro, per riparare, spianare.
Flusso e riflusso.
Il respiro dell’oceano.

Dormiva, il resto del mondo,
le grandi case, i piccoli ristoranti
gli alberghi,
grattacieli dispersi sul lungomare.
Anche il Fiesta Americana,
aveva spento le ultime luci,
ultimo ricordo
d’una serata danzante.

Prima fetta di sole,
ed il mondo diventa bianco,
una luce livida
rischiara il cartello in fondo
alla strada grande e riflette
una scritta sgualcita, Acapulco bay.

Appoggiato alla ringhiera,
con lo sguardo verso il mare,
cercavo un’apparizione,
il vento alzava la sabbia
ed erano turbini di granuli,
macchie scure, immagine schizzate
messaggi incompresi tra il sole e l’oceano.

Ed un solo pensiero mi tormentava:
Poter vedere in tutto quel pallore
I tuoi occhi alla mia ricerca.
E trovarti come più non speravo
Di nuovo, finalmente, al mio fianco.
E, poi, una paura, un insensato brivido,
Noi così vicini,
dopo così tanto tempo,
ma il sole d’improvviso esplode
giallo, caldo, rosso
e ci siamo persi.

giovedì 5 aprile 2007

Autodafé

E credo nei circoli dei paesi,
con le sedie di paglia ed i vecchi
che giocano alle carte.
Credo in quel vino nero come la pece,
che non ci arrivi a casa d’estate
col caldo che sale dalla terra
e ti butti sull’erba fresca e ballano
a ritmo di fisarmonica tutte le stelle

E credo nelle feste del patrono,
che tiri la fune e vinci un coniglio
che c’è la processione e il chierichetto
sviene perché suda tra un salmo e una litania
e non ce la fa più ad andar dritto
e balla che cade e non cade
e dondola col turibolo in mano.

Credo nell’autunno bagnato
Che si torna da funghi che t’ha preso
L’acquazzone.
Credo nel rumore che fanno le castagne
Che scoppiano sulla stufa.
E credo in quelle storie che si raccontano
Di zucche grosse come cocomeri
Cresciute nel campo del prete
Che, di nascosto, le bagna con l’acquasanta.

Credo che le uova della mattina di Pasqua
Proteggono la vigna dalla grandine.
Credo che la luna magari è un’invenzione
Ma prova a seminare quand’è sbagliata

Credo nei falò di San Giovanni che
Si corre dietro le lucciole e le ragazze
urlano e gridano se le porti nei prati.
Credo che ci son cose che devono rimanere
a bagno come i lupini o lo stoccafisso.
Credo che ci son cose che van tenute secche
come i fagioli o l’uva da metter
in fondo alle botti.

E credo nella campagna che non è un parco
naturale, è terra che si mantiene
col lavoro,la fatica la conoscenza
degli uomini esperti.
E’ la terra che è dura
e ti sporca le mani.
E credo, e voglio, e sogno che quella terra me
la ritroverò sulla faccia quando mi
prenderà il grande freddo,
quando me ne andrò in silenzio,
quando sarò concime per la gramigna

venerdì 30 marzo 2007

Antiche ingenuità (A Valéry)

Rinasce oggi da un cassetto uno scritto di qualche anno fa, trovo e pubblico, anche se oggi non mi piace, non mi suona e le parole, poi, son certo discutibili
Ma che strana quella dedica: A Valéry, com'era ieri così ritorna oggi.
L'amore consiste nell'essere cretini insieme, cara Connie, così, sempre.

Vorrei vederti mentre ti prepari,
prima che io bussi alla tua porta,
quando disegni cerchi neri
intorno a quegli occhi grandi.

Quando metti e togli il vestito
Quando ti piaci e non ti piaci
Ed urli e fremi davanti allo specchio,
e se avessi meno spalle, meno fianchi
ma quando arrivi? Ma quanto mi manchi.

Che ti chiedi dove mi porterai?
E sogni il mare, la campagna
Sogni la mia stanza densa
Di legno e lenzuola azzurre.

E balli quel motivo dolce
E ti muovi leggera tra il tuo letto
e l’infinito, ed in bocca hai un sorriso
lieve, un sorriso non capito.

Spazzoli i tuoi capelli, li tocchi
Li raccogli, li sciogli e li leghi.
Ed io ti guardo dietro la tenda grande
Dietro la finestra,ti guardo e lo sai,
E non smetto, e non smetterei mai.

mercoledì 28 marzo 2007

Canzone d'amore e del disimpegno (Per quando confondo Connie con la vita)

Devo spogliarmi delle mie vesti,
delle belle illusioni, dei giorni felici
fatti di credenze ed idee, rivoluzioni.
Se ciò in cui credevamo oggi
Lo consumiamo.
Io, povero di denaro
Prima di appiccicare un prezzo anche alle mie parole
Ripesco un orgoglio marcio
Ed in piedi sul tetto più alto
Grido ed urlo il mio Rinuncio.

Rinuncio:

A questo Dio così invadente
Che ci aspetta al varco
per dirci ancora: ti ho perdonato
Ma così tragicamente umano
Nel suo voler esser sempre pregato.

A questa democrazia,
puttana da discoteca,
fatta di leggi spazzatura
che abbiamo venduto
per trenta denari
a dei capitani di ventura.

Ad una politica
Fatta di sale da tè,
di discorsi vuoti ma ben detti
che ha scambiato le idee forti
con pochi voti sporchi.
Che dibatte e si agita nei salotti
Ma che non vediamo più per strada
Che non riusciamo a guardare negli occhi.

Ai nostri padri che ci hanno amato troppo
Ai loro sogni così grandi
Alla loro appartenenza ad una classe
od una squadriglia,
al loro esser oggi
gente perbene, padri di famiglia.
Al loro averci creduto, aver lottato
Per idee nuove, per cambiare il mondo
E guardali adesso che piangono di notte
Per non essere visti,
Per non averci provato fino in fondo.

Ai nostri nonni,
alle loro memorie, ai ricordi
al loro: non dimenticate
al loro piangere con insistenza
le persone ed i sogni,
i caduti di un’antica resistenza.

Al nostro corpo,
atletico, in forma, magro, ben curato,
sempre più giovane,
sempre più malato.
Al nostro apparire belli e vigorosi
Al dolore, alla bruttezza, alla morte
Oggi tanto inusuali; ben nascosti
negli ospizi e negli ospedali.

Alla poesia,
che non leggiamo più,
che non capiamo, che non serve
che è una filastrocca da bambini
che ci incartiamo i cioccolatini.

All’amore,
ultima bandiera, sentimento balordo
così chiuso su di noi, intimista,
squallido parlarsi sordo
che non va oltre i sensi e l’attrazione
quasi fossimo animali, bestie, non persone.

A mio figlio,
che non c’è ancora
e non so se mai ci sarà,
io vorrei che non fosse un delitto
darti la vita,
che non fossi un nuovo sconfitto.

A me stesso,
in tutto questo disimpegno
Ancora ho voglia d’urlare,
a voce piena, senza esitazione
prestando la faccia ad ogni schiaffo
facendo chiara ogni mia contraddizione.

Ed allora rinuncio al decostruzionismo,
pensiero debole trionfo della non azione
perché non accetto di annegarmi in questo niente
in questo tempo fatto d’un non credere
imperante.
E cerco ancora una ragione che vada oltre l’oggi
che guardi l’infinito
Perché valga la pena.
Perché è il solo modo che ho per dire:
per qualcosa ho vissuto.

domenica 25 marzo 2007

Eterni ritorni (Decadenza dei bei sogni)

Non tornare sui tuoi passi,
non calpestare
le cicatrici che hai lasciato.

Sono rimasto, così, attonito, fermo
a guardare un futuro che non esiste più.

Non possiamo salvarci dalle sconfitte,
non esiste rimedio,
sbattere la testa, fermare il flusso
non so come possiamo anche solo pensarlo.

E’ che vogliamo essere tutti vincenti,
tutti dalla parte della ragione.

Ma dove troviamo il coraggio di ricominciare?
dove sta questa voglia, questa illusione?

Connie, tu sarai la costruttrice, quella che piano alzerà
Le nuove pareti
Che scalderà le notti
Ed, io e te, potremmo un giorno dirci casa.

Ma anche tu sceglierai di andartene,
dimmi: perché?
Qui tutto è a misura tua,
c’è una vita che ho pensato per te,
qui ogni sofferenza non è che un piccolo
fastidio

Ma tu sbatterai la porta,
la sbatterai così forte che tutto crollerà
i muri non erano altro che carta
come ho fatto a non rendermi conto?

E no,
no, lo sapevo,
dentro già sapevo,
ma ho scelto di vivere in un miraggio.

Ora mi fermo mentre il vento soffia
E porta via gli ultimi brandelli
Di quest’illusione.

Mi siedo prendo il bicchiere,
accendo una sigaretta
e l’aria trasporta via un fil di fumo.

Non tornare indietro, mai,
Non calpestare le macerie,
esse sono il sacrario di tutte le mie vite passate.

martedì 20 marzo 2007

Fino a perder il fiato

Corro, Connie, cerco di raggiungerti.
Ci metto tutto me stesso, una corsa senza fine, un maratona e non arrivo mai.
Ad ogni svolta un delusione perchè il traguardo non c'è, non si vede.
Eppure rialzo la testa e corro, Connie, corro perchè i nostri occhi una notte si sono incontrati.
Fino a quando, però? Finchè avrò fiato, fino a perderlo.


Corro,
non mi aspettano braccia allargate.

Scelgo di non essere più lo stesso,
gioco con i giorni, con gli specchi e vivo
nella luce di un tuo riflesso.

Anche se saranno solo una manciata di minuti,
un attimo con il fiato spezzato,
scelgo te, contro tutti, contro di me.

Così tu sei la scelta,
è impossibile non piangere,
non stracciarmi le vesti.

Tutto quello che cercavo non mi appartiene più,
hai rotto la mia vita, l’hai strappata dai binari,
ho ucciso per te.

Hai liberato la forza,
hai saccheggiato il mio cuore,
ti sei presa il mio futuro.
Ho imparato a non oppormi a te.

E se oggi non mi arriva più la tua voce,
ho impresso il tuo nome nella carne,
spargo sale sulle ferite perché brucino,
ed in questo dolore sei presente,
non c’è consolazione in te.

Il cuore non si placa, batte sotto le macerie,
si sveglia, sussulta,
urla, piange,
grida con forza inaspettata.

Ed ora prova pure a non tornare,
a non cercarmi,
a non scrivermi,
a non guardarmi,
per quanto bene ti nasconderai,
non puoi più fuggire dai miei occhi.

giovedì 15 marzo 2007

Questo vizio assurdo

Connie, ho il dubbio che scriverti sia inutile, che non hanno nessuna forza le mie parole, che vorrei far poesia ed, invece, soddisfo solo un brutto vizio, un vizio assurdo.

In un cinema quasi deserto ho pianto,
andava un finale amaro,
la tua assenza la cullava il vento.
Il timbro della tua voce
È un dono prezioso e raro
Che non ho mai udito.

Mi son sentito finito,
ch’era già buio
fuori dall’uscita di sicurezza
come un bambino senza madre,
senza gioia, senza certezza.

Preso il cappotto,
infilato il cappello, lungo
la banchina mi son trascinato
le luci d’una barca
oltre la diga
apparivano e sparivano
la foschia scivolava piano verso il largo.

La città tutt’intorno accendeva i lampioni
Così, com’un uomo in letargo,
ho raggiunto il faro.

Guardavo il peschereccio legato
Ad una bitta scura,
mi fosse di conforto il tuo viso,
avessi qualcosa per cui piangere,
ricordassi almeno il tuo sorriso,
potrei sedermi e come Atlante
sorreggere la tua mancanza.

Ma di te non ho che pochi versi,
tracce nel buio desolante.
Perché ho ancora voglia di scrivere
se i risultati son scadenti?
E se già so che leggendoli dirai:
Che ho da fare, Io, coi perdenti?

martedì 13 marzo 2007

Il riposo degli eroi

Viene la notte, Connie, prendere sonno è così difficile, ogni cosa mi conduce a te, ogni gesto, ogni pensiero, non riesco a chiudere gli occhi, Connie.
E tu?

Tu dormi,
e nei pochi bar aperti
Uomini silenziosi scacciano
Le ultime nostalgie della sera

Dormi,
e l’ubriaco piange
chiuso in macchina
Mentre ascolta la radio

Dormi,
e il poeta finito
cerca dei versi
in una camera fredda

Tu dormi,
le mie mani ormai son
pezzi di ghiaccio,
e cerco ancora una parola,
una frase che rompa
il silenzio che dentro s’affaccia
ogni volta
che incontro i tuoi occhi.

Dormi, piccola mia,
se ti avessi qui con me,
ti guarderei,
ti scalderei,
e direi piano
"non svegliarti mai",
che non si spezzi l’incanto
di averti tra le mie braccia,
anche fosse solo per un momento.

giovedì 8 marzo 2007

Vespertina preghiera

Come è difficile la notte, quando senti
che un altro giorno è passato.

Un giorno pervaso della tua assenza.

Le cose finiscono non ci facciamo caso e finiscono.
Giornate, esperienze, vite, amori
arriva un momento in cui ti rendi conto
che tutto è finito.
Si scioglie, va in niente.

Che cosa è servito costruire, cercare, crescere, conoscere,
se tutto è destinato ad una fine?

Connie, il mio destino è trovarti o non smettere di cercarti?
Ma Connie, se non t’incontro tutto finirà in un vortice
di gesti, appuntamenti, occasioni, un eterno replicarsi del non-senso.

Il vento si sta alzando e sento che tutt’intorno la vita sta cambiando,
e se ti portasse via, se tu no esistessi?

Mi giro e rigiro dentro il letto, Connie, non abbandonarmi,
almeno tu.
Siediti qui vicino e raccontami una favola.

Domani arriverà un altro sole,
a volte spero sia l’ultimo, Connie.

mercoledì 7 marzo 2007

Terzine pensando al sommo poeta

Connie, se scrivo e riesco è solo grazie a te, come le muse degli antichi poeti, tu sei l'ispirazione.
Ieri rileggievo dei versi dell'Alighieri ed ho pensato d'invocarti con questo canto in terzine.


Connie, tu sei l’ultima canzone,
della vita l’unica scusa,
la gioia insperata com’una guarigione,

oggi, nella mia stanza chiusa
cerco ancora di scovare
chi sei, mia celata musa.

io t’invoco ragione del mio cantare,
non lasciare che cadano in vano
le salate lacrime, lasciati trovare,

trema al tuo pensiero la mia mano
il cuore sussulta ad ogni rumore,
e la mente vola via, nel cielo lontano.

Rinasce dal fondo il calore,
un fuoco riempie le mie membra
e vago per le vie com’un trovatore.

Ma anche a te non sembra,
piccola e sconosciuta regina
folle la mia pena che urlo nell’ombra.

Così ti cerco ogni mattina,
perso tra il sogno e la veglia,
ma, solo, in un letto freddo di brina.

Quando varcherai la soglia?
Mi domando perso nel mio caffè,
Saranno troppe le miglia

Che mi dividono da te?
saranno forse distanze infinite?
Non dirmi pero che non c’è

gloria alla fine delle nostre vite
che il destino è un sogno proibito
che non avranno cura le mie ferite.

Non smetto di cercarti e sfinito
chino la testa come cadon le foglie.
Lo sai, ancora non s’è esaurito

l’insensato desiderio che mi coglie
nei momenti più inattesi
e riaccende tutte le voglie.

E i giorni per te spesi
Son l’unico possibile senso
fuochi da marinai accesi

Il profumo d’incenso
Che invade la mia stanza
Quando a te sola penso.

Nella tua irraggiungibile lontananza
Tu sei, La voce della luna, che ascolto
sei arrivo e partenza,

Tu sei Porto Sepolto
Oncia d’oro in un secchio
Urla d’un figlio sconvolto

Tu sei Canto di Castelvecchio
d’eternità rara goccia,
Riflesso opaco nello specchio,

Tu, Osso di Seppia,
viso che dal pozzo risale,
Inchiostro che non macchia.

Oh mio Fiore del Male,
viaggiatrice che non riposa,
scendi ancora con me quelle scale

Poesia in forma di rosa,
sei la metà che manca,
verso sciolto che diventa prosa.

Lavorare Stanca,
amore mio, che ti perdi nelle sere,
filo di voce che arranca.

Per te Il Canzoniere,
eterna giocatrice,
nel tuo trucco fammi cadere

Arbusta iuvant humilisque myricae.
Sostegno alla mia destra,
grande consolatrice.

Mia piccola Ginestra,
persa tra mille persone,
ed io che ti cerco da una finestra.

Oh, Ermione
Piove, acqua spessa come cera
E dal cuore nasce una canzone

Ch’io canto Alla sera.
Vorrei sentirti vicina, conforto alla mie spalle
ragione nuova di chi più non spera

Dico il tuo nome e freme la pelle
riconosco, com’il poeta antico, che tu sei
L’amor che move il cielo e le altre stelle

lunedì 5 marzo 2007

Lettere dal fronte (Chiedendo scusa a C.P. e J.L.)

Cara Connie,

Passano giorni strani, ogni tanto, non so che cosa possa essere, un'angoscia, una piccola incomprensione con i propri sentimenti.

Ci sono dei cortocircuiti nella testa, a volte un'informazione passa sbagliata, forse non è ben decifrata e si riapre un solco, un terreno tracciato, una via conosciuta, una strada percorsa, ci sono muri ai lati ed il sole non arriva, qui, è un eterno rimanere senza trovare risposta, senza cercarla, si guarda in terra e non si ha il coraggio di rialzare la testa.

Questa è la solitudine, quella vera, e si può essere ovunque, non c'è folla non c'è mano cara sulla spalla, si rimane così, come quei tronchi che guardavo quand'ero un bimbo.
Sulla spiaggia d'inverno, dei tronchi si arenano e non hanno scelta, non possono tornare al mare ma nemmeno rivivere, non hanno più foglie, sono vuoti perchè di loro il soffio della vita si è come dimenticato.

Così i giorni rallentano, le ore non passano, le acque si placano, il vuoto è un esperienza non comune, il niente si fa spesso, il pensiero decade prima di nascere la mente non si risveglia, un torpore sale ed il corpo si immobilizza.
Da questo vuoto bisogna fuggire, il suo passo incalzante ci romba alle spalle, è sempre dietro l'angolo come un ombra nefasta o il presagio di una sconfitta.

E' per questo che bisognerebbe trovarsi, Connie, per non continuare nella solitudine, ed è per la stessa ragione che ti sogno, t'immagino, tu, che ancora non hai un volto.
Connie, quando ci incontreremo non bisognerà spiegarsi molto, saremo come due disperati nel freddo dell'inverno, la notte più fredda dell'inverno, quando tra il sonno e la morte il passo è breve, ed inizieremo a parlare, ognuno dirà la propria storia per non cedere ed arriavre a domani, racconto senza boria, senza illusioni, tutto nella perfetta coerenza di un dramma senza pathos, di una fredda verità che scalda il cuore e gela le ossa.

Forse, poi anche tu te ne andrai, inevitabile conseguenza, ed ancora un'altro freddo, un'altra notte.

In fine arriverà il momento che deciderò dire addio, chiudere, salutare con un gesto rapido, indolore, perchè almeno il commiato sia lieve.
Ma non farò conti, non ci saranno conti, nessun attivo, nessun passivo, un lacrima fredda che si gela e diventa cristallo, sarà il mio dono per te, Connie.

Poi il buio, il niente che finalmente trionfa, scenderò le scale della vita in silenzio.

Aspettandoti ti saluto

domenica 4 marzo 2007

Prime notizie

Questo è quello che avevo in testa l'altra mattina quando mi sono svegliato e Connie era sorpendentemente nella mia testa, quando è nata la necessità di cercarla:

Forse si tratta dei primi indizi.

Io,
io e te,
viso di primavera,
gioco di sguardi,
e che bella questa sera
di glicini e gemme nei vigneti.

Tu.
Tu che sali le scale,
Avvolta in un cappotto bianco,
cammini a passi lenti,
ed il tuo sorriso che apre le porte
e riscalda il cuore.
Torna con te il buon tepore del maggio,
il crepitio del fuoco nella notte,
il miracolo della terra che rinasce.

Ed Io,
io,
impacciato,
davanti ai tuoi occhi grandi,
cerco in un bicchiere
il coraggio di chiamarti.

E sogno che t’avvicini,
mi tendi la mano,
e mi porti a passeggiare.
Attraversiamo canali e porti,
rocce sul mare,
giardini di limoni ed orti.
Così mi conduci,
in quel luogo nascosto,
dov’è facile piangere e cantare,
poi,
stremata,
posi la testa sul mio petto
e ti lasci sfiorare.

E in un’alba misteriosa
Dal profumo salmastro,
ti addormenti su di me,
e dici a mezzo fiato
non te ne andare
domani,
ricominceremo a camminare.

Anteprima

Sono passati due giorni, due piccoli giorni, da quando Connie è entrata nella mia vita.
Chi è Connie?
Dove vive Connie?
Che faccia ha?
Questo spazio nasce per cercarti.
Questo spazio nasce anche per rimanere aperto a tutti quelli che stanno cercando qualcosa.
Tutti quelli che inseguono utopie, quelli che vogliono scoprire, quelli che una notte hanno avuto una visione e che non accettano che quella visione possa non esistere.

Tutto quello che qui metterò tu saprai, cara Connie, che è per te.
Nasce da te.
Vive per te.

Da oggi, Connie, inizio a cercarti tu lasciati trovare.