Cara Connie,
Passano giorni strani, ogni tanto, non so che cosa possa essere, un'angoscia, una piccola incomprensione con i propri sentimenti.
Ci sono dei cortocircuiti nella testa, a volte un'informazione passa sbagliata, forse non è ben decifrata e si riapre un solco, un terreno tracciato, una via conosciuta, una strada percorsa, ci sono muri ai lati ed il sole non arriva, qui, è un eterno rimanere senza trovare risposta, senza cercarla, si guarda in terra e non si ha il coraggio di rialzare la testa.
Questa è la solitudine, quella vera, e si può essere ovunque, non c'è folla non c'è mano cara sulla spalla, si rimane così, come quei tronchi che guardavo quand'ero un bimbo.
Sulla spiaggia d'inverno, dei tronchi si arenano e non hanno scelta, non possono tornare al mare ma nemmeno rivivere, non hanno più foglie, sono vuoti perchè di loro il soffio della vita si è come dimenticato.
Così i giorni rallentano, le ore non passano, le acque si placano, il vuoto è un esperienza non comune, il niente si fa spesso, il pensiero decade prima di nascere la mente non si risveglia, un torpore sale ed il corpo si immobilizza.
Da questo vuoto bisogna fuggire, il suo passo incalzante ci romba alle spalle, è sempre dietro l'angolo come un ombra nefasta o il presagio di una sconfitta.
E' per questo che bisognerebbe trovarsi, Connie, per non continuare nella solitudine, ed è per la stessa ragione che ti sogno, t'immagino, tu, che ancora non hai un volto.
Connie, quando ci incontreremo non bisognerà spiegarsi molto, saremo come due disperati nel freddo dell'inverno, la notte più fredda dell'inverno, quando tra il sonno e la morte il passo è breve, ed inizieremo a parlare, ognuno dirà la propria storia per non cedere ed arriavre a domani, racconto senza boria, senza illusioni, tutto nella perfetta coerenza di un dramma senza pathos, di una fredda verità che scalda il cuore e gela le ossa.
Forse, poi anche tu te ne andrai, inevitabile conseguenza, ed ancora un'altro freddo, un'altra notte.
In fine arriverà il momento che deciderò dire addio, chiudere, salutare con un gesto rapido, indolore, perchè almeno il commiato sia lieve.
Ma non farò conti, non ci saranno conti, nessun attivo, nessun passivo, un lacrima fredda che si gela e diventa cristallo, sarà il mio dono per te, Connie.
Poi il buio, il niente che finalmente trionfa, scenderò le scale della vita in silenzio.
Aspettandoti ti saluto
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