E lui tremava,
con le mani in tasca
sotto la finestra
passeggiava ed un brivido
risaliva dal fondo del ventre
cresceva a toccargli la bocca,
ed era freddo come metallo
come un coltello.
E lui ti diceva ho paura
E il fiato era spezzato
dalla sua bocca nebbia
Che si aggiungeva a nebbia.
Paesaggio, mattina, dicembre.
E ti guardava mentre
Sfioravi il tuo rosario
Di priorità, e non c’era mai.
Estraneo perché vicino.
E pensava al suo, infarcito
Di Pater, Ave e gloria del tuo nome.
Così da freddo a freddo
Da ieri a non più domani
Lei raccontava una storia
Ripiena, colma di pianti
E di sorrisi, di baci e di schiaffi
Di dolore e dolore,
di passione e calore.
E lui pensò alla sua,
Un tramonto di fine estate
In cui camminare insieme
Senza inciampi, poi,
Guardò gli occhi di lei e tutto
Fu scosso da un lampo,
un terremoto, un uragano.
E lui urlava ho paura e tremò
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1 commento:
Questo si che è magone d'autore... cazzo Fede con un pezzo così il premio a Calice era tuo... con incoronato d'alloro nel portico del castello tra due ali di folla urlante e delirante!
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