mercoledì 7 marzo 2007

Terzine pensando al sommo poeta

Connie, se scrivo e riesco è solo grazie a te, come le muse degli antichi poeti, tu sei l'ispirazione.
Ieri rileggievo dei versi dell'Alighieri ed ho pensato d'invocarti con questo canto in terzine.


Connie, tu sei l’ultima canzone,
della vita l’unica scusa,
la gioia insperata com’una guarigione,

oggi, nella mia stanza chiusa
cerco ancora di scovare
chi sei, mia celata musa.

io t’invoco ragione del mio cantare,
non lasciare che cadano in vano
le salate lacrime, lasciati trovare,

trema al tuo pensiero la mia mano
il cuore sussulta ad ogni rumore,
e la mente vola via, nel cielo lontano.

Rinasce dal fondo il calore,
un fuoco riempie le mie membra
e vago per le vie com’un trovatore.

Ma anche a te non sembra,
piccola e sconosciuta regina
folle la mia pena che urlo nell’ombra.

Così ti cerco ogni mattina,
perso tra il sogno e la veglia,
ma, solo, in un letto freddo di brina.

Quando varcherai la soglia?
Mi domando perso nel mio caffè,
Saranno troppe le miglia

Che mi dividono da te?
saranno forse distanze infinite?
Non dirmi pero che non c’è

gloria alla fine delle nostre vite
che il destino è un sogno proibito
che non avranno cura le mie ferite.

Non smetto di cercarti e sfinito
chino la testa come cadon le foglie.
Lo sai, ancora non s’è esaurito

l’insensato desiderio che mi coglie
nei momenti più inattesi
e riaccende tutte le voglie.

E i giorni per te spesi
Son l’unico possibile senso
fuochi da marinai accesi

Il profumo d’incenso
Che invade la mia stanza
Quando a te sola penso.

Nella tua irraggiungibile lontananza
Tu sei, La voce della luna, che ascolto
sei arrivo e partenza,

Tu sei Porto Sepolto
Oncia d’oro in un secchio
Urla d’un figlio sconvolto

Tu sei Canto di Castelvecchio
d’eternità rara goccia,
Riflesso opaco nello specchio,

Tu, Osso di Seppia,
viso che dal pozzo risale,
Inchiostro che non macchia.

Oh mio Fiore del Male,
viaggiatrice che non riposa,
scendi ancora con me quelle scale

Poesia in forma di rosa,
sei la metà che manca,
verso sciolto che diventa prosa.

Lavorare Stanca,
amore mio, che ti perdi nelle sere,
filo di voce che arranca.

Per te Il Canzoniere,
eterna giocatrice,
nel tuo trucco fammi cadere

Arbusta iuvant humilisque myricae.
Sostegno alla mia destra,
grande consolatrice.

Mia piccola Ginestra,
persa tra mille persone,
ed io che ti cerco da una finestra.

Oh, Ermione
Piove, acqua spessa come cera
E dal cuore nasce una canzone

Ch’io canto Alla sera.
Vorrei sentirti vicina, conforto alla mie spalle
ragione nuova di chi più non spera

Dico il tuo nome e freme la pelle
riconosco, com’il poeta antico, che tu sei
L’amor che move il cielo e le altre stelle

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