E credo nei circoli dei paesi,
con le sedie di paglia ed i vecchi
che giocano alle carte.
Credo in quel vino nero come la pece,
che non ci arrivi a casa d’estate
col caldo che sale dalla terra
e ti butti sull’erba fresca e ballano
a ritmo di fisarmonica tutte le stelle
E credo nelle feste del patrono,
che tiri la fune e vinci un coniglio
che c’è la processione e il chierichetto
sviene perché suda tra un salmo e una litania
e non ce la fa più ad andar dritto
e balla che cade e non cade
e dondola col turibolo in mano.
Credo nell’autunno bagnato
Che si torna da funghi che t’ha preso
L’acquazzone.
Credo nel rumore che fanno le castagne
Che scoppiano sulla stufa.
E credo in quelle storie che si raccontano
Di zucche grosse come cocomeri
Cresciute nel campo del prete
Che, di nascosto, le bagna con l’acquasanta.
Credo che le uova della mattina di Pasqua
Proteggono la vigna dalla grandine.
Credo che la luna magari è un’invenzione
Ma prova a seminare quand’è sbagliata
Credo nei falò di San Giovanni che
Si corre dietro le lucciole e le ragazze
urlano e gridano se le porti nei prati.
Credo che ci son cose che devono rimanere
a bagno come i lupini o lo stoccafisso.
Credo che ci son cose che van tenute secche
come i fagioli o l’uva da metter
in fondo alle botti.
E credo nella campagna che non è un parco
naturale, è terra che si mantiene
col lavoro,la fatica la conoscenza
degli uomini esperti.
E’ la terra che è dura
e ti sporca le mani.
E credo, e voglio, e sogno che quella terra me
la ritroverò sulla faccia quando mi
prenderà il grande freddo,
quando me ne andrò in silenzio,
quando sarò concime per la gramigna
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