mercoledì 21 gennaio 2009

Svagatezza

Oltre tutto questo parlare
Oltre tutto questo prendere e buttare
Oltre le strategie per allungare o tagliare
Oltre la pioggia che sbatte sul vetro
Oltre le mie carte ed il camino che scoppia,
c’era altro.

Un abbraccio timido e svagato
Un caffè caldo che borbotta in cucina,
Il profilo del tuo corpo disteso
a guardare il fuoco.

C’era altro.
ed io continuavo a cercare
L’ancora, il principio, la ragione,
E non vedevo i tuoi occhi
che sapevano la mi fuga.

Stenditi ancora con me.
Un’ultima volta.

Sì, c’era altro.
Mentre prendevo il cappello
e sparivo nella pioggia.

Teleologia

Si fa notte in quest’ora
d’ambra e turchese,
In questo quasi buio
salgo le scale di una vita nuova
una strada di oblio
di dimenticanza
di storie e di lontananza
dopo mesi che gettavo la carta
impregnata di segni
di parole senza una meta.

Ritrovare un fine.

Un amore bisognerebbe averlo
Almeno per sapere su cosa si piange,
almeno per sapere anche perderlo.
Una giornata sfila nella corsa
Della vernice nuova sul palazzo
Nella stilografica che lascia
Gocce e tracce sul foglio.

Io ti vorrei per quello che sei,
Che si abbia ancora a sporcare
Il polsino della camicia.
Oggi si alza un grido di rabbia e voglia,
un canto di mesi e stagioni
Che segue il filo che ci ha
condotti fino a questa svolta
a questa sera ed ai miei parlare e parlare
a questa brezza ed a quella curva
che schiude d’improvviso un braccio di mare

Suono di stagioni

Il canto della lontananza
Disperde lo spazio ed il tempo,
eri tu, qui, ieri o altrove.
Fermi di fronte ad una vetrina
ridevamo senza pensare.
Oggi ricordo ancora ogni tua parola,
mentre vanno nell’oblio
libri, stagioni, anni e malanni,
Di tanti occhi solo i tuoi rivivono ogni notte
incastrati nel ghiaccio di un sorriso.
Se mi guardo indietro oggi
Vedo le mie orme sulla neve
e portano di nuovo a te.