giovedì 17 maggio 2007

Ipocentro

E lui tremava,
con le mani in tasca
sotto la finestra
passeggiava ed un brivido
risaliva dal fondo del ventre
cresceva a toccargli la bocca,
ed era freddo come metallo
come un coltello.

E lui ti diceva ho paura
E il fiato era spezzato
dalla sua bocca nebbia
Che si aggiungeva a nebbia.
Paesaggio, mattina, dicembre.

E ti guardava mentre
Sfioravi il tuo rosario
Di priorità, e non c’era mai.
Estraneo perché vicino.
E pensava al suo, infarcito
Di Pater, Ave e gloria del tuo nome.

Così da freddo a freddo
Da ieri a non più domani
Lei raccontava una storia
Ripiena, colma di pianti
E di sorrisi, di baci e di schiaffi
Di dolore e dolore,
di passione e calore.
E lui pensò alla sua,
Un tramonto di fine estate
In cui camminare insieme
Senza inciampi, poi,
Guardò gli occhi di lei e tutto
Fu scosso da un lampo,
un terremoto, un uragano.

E lui urlava ho paura e tremò

lunedì 14 maggio 2007

Enkefalina

E c’è un uomo
che ti aspetta dalla finestra
guarda ciò che accade
sta in attesa dietro
una persiana.

Tu qui, ferma, mi sorridi e lo sai
che ti attende, che ti ha aperto
la camera, che le lenzuola
di raso, fredde, son già
pronte, disfatte ed aspettano
il tuo corpo e la tua mente.
Tepore che brucia.

E ti lascio andare,
ti lascio la mano
perchè quello, oggi, è il posto tuo
fingo di non piangere
di avere altro da fare,
per non vedere quegli occhi
dietro alla finestra.
Per non vedere i tuoi che hanno
fretta d’andare.

Non una parola,
ti prego non una
che già so e tu sai
che lasciarti è un peso
che guardarti è un filo di fumo
che sfila lontano,
disperso, ormai invisibile.

Provo una frase per trattenerti
una sciocchezza che suona
come un rantolo disperato,
ma quasi non lo senti
giunge fioco alle tue orecchie
E tu aspetti un sussurro nuovo
la voce ed il passo
che fanno tremare.
Ci vedremo domani
forse mi dirai
che mi ami
e ci crederò di nuovo.
Non puoi chiedere all’amore
la verità, la logica, le prove.
Queste lacrime che spargo
bruceranno la terra perché
sembran acqua ma sono sale.

venerdì 11 maggio 2007

Dal buio della dimenticanza

Un viso antico
Dagli occhi cristallo
affiora da un cassetto,
Da un lettera mai finita
Parole a cascata ed una firma
Sbiadita.

Ed una canzone culla i pensieri
Che tornano ad anni
Che si erano spersi
Nelle svolte e
Dietro le porte di una
Memoria rimasta informe
Mai diventata ricordo.

Ti avevo immaginata vicina,
sulla banchina nelle sere
di tarda primavera,
le nostre mani che si sfiorano
e questo girono che s'allunga
con le ombre della sera.

Ti avevo immaginata,
semplice che sorridevi e non parlavi.
Bella che tremavi
E nascondevi lo sguardo
per celare l’emozione
Che t'inclina la bocca.

Quel tuo sguardo immaginato
provo a figurarlo
In questa notte che arriva troppo in fretta,
Questa notte non la consola un ricordo,
rimane ferma ed imperfetta
come i tuoi occhi
Come quella lettera
Come tutti gli amori immaginati
Unici ed eterni.
Sprazzi di luce nell’oblio.